
Esistono prigionieri di serie A e prigionieri di serie B?
E’ una riflessione che mi ha spinto a fare, a sua insaputa,
@pratichesociali qualche tempo fa.
Da allora non ho mai smesso di pensarci e sì, credo che effettivamente esistano prigionieri più o meno importanti. Per qualche motivo (in)comprensibile ai comuni mortali, alcune persone godono di un’attenzione mediatica maggiore rispetto ad altri che, piano piano, vengono dimenticati.
Così è successo per Rossella Urru e gli altri italiani prigionieri in qualche parte sperduta del mondo.
Un silenzio intorno alla loro sorte quasi imbarazzante, come se non parlarne significasse eliminare il problema, far finta che né Rossella né gli altri siano mai esistiti.
Un atteggiamento che conosco fin troppo bene e che ho anche in parte vissuto sulla mia pelle.
Credo però che il web ci stia offrendo davvero la possibilità di creare un Paese più democratico, più giusto. E’ ormai finito per sempre il periodo in cui subivamo passivamente le scelte che altri facevano per noi; possiamo farci sentire, dire cosa ci sta bene e cosa no.
E questo blogging day, con oltre 250 blog partecipanti, né è la dimostrazione.
I cambiamenti avvengono dalle piccole cose. Sono sicura che lo pensasse anche Rossella, che a 29 anni era in Africa per aiutare donne e bambini.
Dovrebbero essere anche queste, come ha giustamente detto Geppi Cucciari a
Sanremo, le donne in Italia che fanno notizia.
Anzi, soprattutto queste.