27 agosto 2012

Il percorso (ad ostacoli) delle mamme che lavorano

"...Ma il più grande ostacolo (almeno nei Paesi più ricchi) sono i figli. Per quanto una madre possa essere organizzata, è difficile riuscire a conciliare le responsabilità familiari con le lunghissime ore al lavoro e la cultura del -ovunque, a qualunque ora-".

Questo un estratto di un interessante articolo pubblicato da The Economist, dal titolo "The mommy track". Qui potete leggere la versione integrale.

Tutto il mondo è Paese. Ma questo non mi consola, anzi...

28 aprile 2012

Femminicidi

Comunicato stampa

Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace accettare la loro libertà. E ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore. Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla.

Comitato promotore nazionale Senonoraquando, Loredana Lipperini, Lorella Zanardo-Il Corpo delle Donne
Per adesioni: info at senonoraquando.eu

Prime adesioni
BLOGGER Marina Terragni Govanna Cosenza- Disambiguando Zeroviolenzadonne Amedeo Pagliaroli – mente miscellanea Francesca Sanzo – Panzallaria Giorgia vezzoli Vitadastreghe Server donne Valentina s. blogconsumabili Unaltrogeneredicomunicazione Astrid d’Eredità archeologhe che resistono Rossana Mennulla: FB femminiCIDIO PER NON RESTARE IN SILENZIO
ASSOCIAZIONI
SNOQ CASSINO SNOQ TORINO SNOQ MODENA SNOQ FIRENZE SNOQ NAPOLI SNOQ OSIMO TERRA DI LEI ASSOCIAZIONI Comune di Grugliasco Fabbrica di Nichi SIZIANO LEGAMBIENTE valdemone FORUM DONNE ANCONA Associazione equa mente Roma Associazione telefono donna Potenza Associazione laima Corte delle fate Donne viola ONLUS ROMPISILENZIO RIMINI FISAC CGIL FIRENZE GIOVANI SEL PAVIA SERENA ROMANO CORRENTE ROSA
ADESIONI INDIVIDUALI Carlo Vaccari Antonella Cappai Sabrina Ancarola Michela Gagni Daniela Grossi Giuliana Lomoni Virginia Odoardi Antonietta d’Emilio Anna df Maria Zuccarini Maura Campo Carnazza Stefania Boleso Maria Chiara Danza Andrea Morinivecchi SUNY Olivia Guaraldo Nadia Urbinati

29 febbraio 2012

#FreeRossellaUrru

Esistono prigionieri di serie A e prigionieri di serie B?
E’ una riflessione che mi ha spinto a fare, a sua insaputa, @pratichesociali qualche tempo fa.
Da allora non ho mai smesso di pensarci e sì, credo che effettivamente esistano prigionieri più o meno importanti. Per qualche motivo (in)comprensibile ai comuni mortali, alcune persone godono di un’attenzione mediatica maggiore rispetto ad altri che, piano piano, vengono dimenticati.
Così è successo per Rossella Urru e gli altri italiani prigionieri in qualche parte sperduta del mondo.
Un silenzio intorno alla loro sorte quasi imbarazzante, come se non parlarne significasse eliminare il problema, far finta che né Rossella né gli altri siano mai esistiti.
Un atteggiamento che conosco fin troppo bene e che ho anche in parte vissuto sulla mia pelle.
Credo però che il web ci stia offrendo davvero la possibilità di creare un Paese più democratico, più giusto. E’ ormai finito per sempre il periodo in cui subivamo passivamente le scelte che altri facevano per noi; possiamo farci sentire, dire cosa ci sta bene e cosa no.
E questo blogging day, con oltre 250 blog partecipanti, né è la dimostrazione.
I cambiamenti avvengono dalle piccole cose. Sono sicura che lo pensasse anche Rossella, che a 29 anni era in Africa per aiutare donne e bambini.
Dovrebbero essere anche queste, come ha giustamente detto Geppi Cucciari a Sanremo, le donne in Italia che fanno notizia.
Anzi, soprattutto queste.

02 gennaio 2012

Noi donne vogliamo la metà di tutto

Per chi se la fosse persa, di seguito l'intervista a Giorgia Serughetti, del movimento Se Non Ora Quando.

Crediamo che “Se non ora quando?” abbia avuto un ruolo importante soprattutto nelle ultime amministrative, che hanno visto costituirsi giunte paritarie o con un maggior numero di donne assessori. Anche il nuovo governo ha tre donne in ministeri di peso» racconta Giorgia Serughetti, ricercatrice sociale e parte del movimento nato nel febbraio scorso e che ha riportato le donne in piazza lo scorso 11 dicembre.

Cosa ha funzionato nel 2011?
Il 2011 è stato per noi un anno straordinario: il 13 febbraio un milione di persone, per la prima volta donne e uomini insieme, sono scese in piazza a chiedere dignità e rispetto per le donne al grido di “Se Non Ora Quando?”, poi la nascita del movimento come soggetto politico che è riuscito a unire da nord a sud donne diverse per età, appartenenza politica, sociale, religiosa e per “anzianità” di militanza femminista. Crediamo che il movimento abbia avuto un ruolo importante soprattutto nelle elezioni amministrative di primavera, che hanno visto costituirsi giunte paritarie o con un maggior numero di donne assessori. Anche il nuovo governo ha tre donne in ministeri di peso.

Cosa deve cambiare nel 2012?
Molte cose: la battaglia per la democrazia paritaria è lunga e difficile, e noi vogliamo la metà di tutto. Dovremo lavorare duramente perché si arrivi alle elezioni del 2013 con liste paritarie e programmi politici incentrati sulla parità di accesso delle donne al mercato del lavoro, sullo sviluppo dei servizi alle persone e del welfare per le donne. Le donne sono colpite con particolare gravità dalla crisi, dai tagli ai servizi e dalla ristrutturazione del sistema previdenziale. Vogliamo misure che migliorino le loro condizioni di vita.

Una proposta concreta per il futuro?
Ne farei tre: a questo governo e al ministro Fornero chiederei di ripristinare la legge 188 contro le dimissioni in bianco, che sono una vergogna, una prassi illegale che colpisce le donne aggirando le leggi che tutelano la maternità. A tutte le forze politiche chiederei di ripartire dalla cittadinanza, di estenderla ai figli degli immigrati che vivono nel nostro Paese, perché oggi più che mai abbiamo bisogno di una polis inclusiva verso donne e minoranze. A tutte le partecipanti al nostro movimento, farei una proposta non meno concreta, che è quella di restare unite, pur nella diversità, perché solo così possiamo ottenere quegli obiettivi di crescita paritaria che tutte abbiamo a cuore.


(Letto su Linkiesta)